LE CINQUE TERRE
Per secoli generazioni di contadini hanno modellato i ripidi versanti costieri, creando un
paesaggio terrazzato unico al mondo. Tra i vigneti e gli oliveti, aggrappati alle scogliere, sorgono compatti i
nuclei abitati delle Cinque Terre. Si tratta di un aspro tratto di costa di circa cinque miglia, tutelato dall’UNESCO dal 1997. Fanno parte dell’area protetta
cinque incantevoli località: Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore.
Piccoli incantevoli borghi
Monterosso ha un borgo medievale e uno moderno, separati dalla torre medievale Aurora, posta sopra il colle dei Cappuccini. Da vedere la chiesa di San Francesco, che custodisce una Crocifissione attribuita al pittore Van Dyck.
Vernazza, invece, esibisce un borgo con logge, edifici e portali di grande valore architettonico.
Corniglia sorge in cima a un promontorio roccioso. Qui merita una visita la parrocchiale di San Pietro, costruita nel 1334.
Manarola, poi, è un borgo di origini antichissime, da cui parte un sentiero molto suggestivo che giunge fino a
Riomaggiore (vedi poco oltre), con i suoi percorsi pedonali e gli interessanti monumenti: la chiesa di San Giovanni Battista, del 1340, e l’Oratorio dei Disciplinati, realizzato nel Cinquecento.
Il Parco Nazionale
L’omonimo Parco Nazionale, nato dalla fusione di tre precedenti aree protette e sulla scia del Parco regionale che l’ha anticipato, comprende anche territori di eccezionale valore naturalistico e panoramico. A ovest,
altissimi promontori con antiche torri di avvistamento delimitano ampie insenature, con versanti ora boscosi, ora coltivati a vite e olivo. A est vertiginose
falesie calcaree precipitano nel mare, da cui riemergono formando tre isole di grande interesse geologico, botanico, zoologico e storico. Nella sua parte orientale il parco si estende al mare, dove, a cura dello stesso Ente parco, le attività tradizionali proseguono insieme alle nuove iniziative di conoscenza, tutela e valorizzazione. La caratteristica vegetazione è costituita dalla
macchia mediterranea, con il leccio, la quercia da sughero talora mista a bosso, il Pino d’Aleppo, il corbezzolo e, per la tipica
flora rupestre costiera, con il finocchio di mare e l’euforbia arborea.
L’area marina
La morfologia sommersa è molto varia, talvolta le falesie proseguono per diverse decine di metri in profondità, come a Punta Mesco e, in minor misura, a Capo Montenero, mentre in altri casi i fondali presentano ampie zone sabbiose.
L’ambiente sommerso è abbastanza ben conservato, con numerose specie e biocenosi di fondo duro e di fondo mobile. La parte più superficiale delle scogliere presenta le tipiche associazioni fotofile del Mediterraneo occidentale, seguite da quelle emifotofile e sciafile. Le zone di maggiore interesse sono
Punta Mesco e Capo Montenero, per la ricchezza delle formazioni biologiche, tra cui spiccano il Coralligeno, le Grotte Semioscure, il detritico costiero. Davanti alla
spiaggia di Corniglia sono presenti sabbie ad anfiosso e alcune piccole praterie e chiazze sparse di Posidonia.
La Via dell’Amore
La Via dell’Amore è un suggestivo percorso turistico-escursionistico conosciuto in tutto il mondo e che richiama ogni anno migliaia di visitatori. Considerato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, questa stretta via a picco sul mare, scavata nella roccia,
collega Manarola a Riomaggiore. La Via, diventata nel corso degli anni “dell’Amore” per la sua carica di romanticismo, ha un’origine pratica legata alla
storia della ferrovia Genova-La Spezia. Agli inizi del Novecento, durante i lavori di ammodernamento della
linea ferroviaria si rese necessaria la realizzazione della galleria tra Riomaggiore e Manarola. Un’opera che poteva essere ultimata solamente facendo uso di esplosivi, che richiedevano quindi la realizzazione di una polveriera, lontana dai centri abitati. Furono così scavati due sentieri a picco sul mare, uno da Manarola e uno da Riomaggiore, per poter raggiungere il luogo sicuro. Terminati i lavori ferroviari, la polveriera venne smantellata, ma rimasero invece i sentieri. Gli abitanti del posto compresero subito l’importanza strategica di
quel sentiero, che permetteva di collegare i due borghi marinari in modo breve e veloce. Il lavoro fu quindi portato a compimento grazie all’opera degli abitanti locali.